Kardinál Tomáš Špidlík se narodil 17. prosince 1919 v moravských Boskovicích. Po absolvování boskovického gymnázia směřuje na učitelskou dráhu, studuje v Brně na Masarykově univerzitě. Po uzavření vysokých škol nacisty vstupuje do Tovaryšstva Ježíšova, pobývá několik let na Velehradě a po válce odchází studovat do Maastrichtu, kde je r.1949 vysvěcen na kněze.

Protože návrat do komunistického Československa by byl životu nebezpečný, představení jej posílají do Itálie, nejprve je rok ve Florencii a pak v Římě. Zde se stává r. 1951 spirituálem Nepomucena, spolupracovníkem Vatikánského rozhlasu (pravidelně každý pátek, po téměř 60 let, až do dne jeho smrti, jsme mohli slýchat jeho zamyšlení k nadcházející neděli). I když pobývá v Nepomucenu, přísluší do řeholního společenství při Papežském Orientálním Institutu, kde hned po příchodu do Říma začíná studovat a po doktorátu z teologie se tam stává profesorem spirituality křesťanského východu; je autorem mnoha knih a uznávanou autoritou v oboru.

Po roce 1989 kdy končí službu spirituála v Nepomucenu zakládá Centro Studi e Ricerche Ezio Aletti, kde v malé komunitě žije až do své smrti.
Roku 2003 jej papež Jan Pavel II. jmenoval kardinálem. Do svého kardinálského erbu si vložil heslo Ex toto corde ("Z celého srdce").

pátek 26. února 2010

Abba, dimmi una parola!

Laudatio del Cardinale Tomáš Špidlík, pronunciata al PIO, dal prof. Richard Čemus SI
Roma, 26.2.2010

Abba, dimmi una parola! Con questa preghiera, nell’Oriente cristiano, i principianti nella vita spirituale usavano rivolgersi all’Anziano (geron, starec). La parola (logion/politeia) che desideravano raccogliere dalle sue labbra non era solo un’informazione che soddisfacesse la loro curiosità, ma una parola che generasse la vita nello Spirito. Per questo ancor oggi i novizi guardano all’Anziano come ad un loro Padre spirituale.

Una tale paternità, intesa come pienezza di relazione, può trovare posto in un istituto scientifico come il nostro? Sembrerebbe di no! Eppure proprio i Tedeschi, noti per il loro rigore intellettuale, hanno coniato un termine tanto pertinente quanto intraducibile, quello, cioè, del Doktorvater, che suggerisce che tra il professore relatore ed il dottorando ci debba essere un rapporto padre–figlio, ossia che dottore non si diventa se non per mezzo di una ‘paternità’. Che il cardinale Špidlík, lungo gli oltre trenta anni di docenza al PIO, sia stato un Doktorvater assai fecondo, non si deduce solo dal grande numero di tesi di laurea da lui guidate, ma più ancora dalla nascita di una vera e propria scuola di pensiero; questa conta discepoli operanti in vari campi delle scienze, ma anche in quello dell’arte e persino della politica.

Quali sono le caratteristiche di questa scuola? Può sembrare difficile delinearne i tratti, dato che padre Špidlík fa un po’ come fecero i Padri del deserto: questi, interrogati su qualche problema, non esternavano le loro opinioni personali ma, quasi nascondendovisi dietro, si avvalevano dell’autorità della Sacra Scrittura e dei Padri a loro precedenti, citandoli o parafrasandoli. Ma proprio così divennero una fidata voce della tradizione, personalizzata e attualizzata.

Così anche le opere di Tomáš Špidlík sembrano, a prima vista, una somma di citazioni di altri autori, in cui si cerca invano l’opinione dello scrittore. Ciò vale non solo per libri del tipo La spiritualité de l’Orient chrétien , dove questo metodo, trattandosi di un manuel systématique, è quasi d’obbligo, ma lo stesso dicasi per L’idée russe , un’opera per Špidlík emblematica e, forse, anche la più cara. Eppure, ad uno sguardo attento non può sfuggire che niente in questo libro è casuale e che qui tutto, più di ogni altra sua opera, rivela la fisionomia intellettuale e spirituale dell’Autore. Crediamo, quindi, di poter individuare a partire da qui la caratteristica del pensiero di Tomáš Špidlík, seppur in modo ridotto a brevi flashes.


1) l primato della vita

Si noti bene: non è lo stesso che affermare: primum est vivere, deinde philosophari. Mentre quest’ultimo detto latino constata bonariamente che le necessità primarie della vita materiale vanno soddisfatte prima di concedersi il lusso dell’ozio filosofico, Špidlík, affermando il primato della vita, ammonisce che la vita si fa sempre e comunque valere a scapito di costruzioni mentali magari impeccabilmente logiche e moralmente giuste, ma astratte e quindi nate morte. Non le idee ed i ragionamenti precedono la vita, ma è la vita stessa a rivelare le sue ragioni intrinseche a chi sa contemplarla.

Il poterla contemplare, però, è dato solo a chi la vive appieno, anzi, a chi si arrende alla vita che scorre potente dal seno di Dio Padre, seppure spesso sotto forma di croce. La praxis precede la theoria, dicevano i Padri orientali: la fatica del vivere in obbedienza al vangelo guarisce gli occhi del cuore che riconosceranno Dio in tutto, persino nella stessa propria carne, per dirla con il libro di Giobbe (cfr. Gb 19,26). Non “penso, quindi sono”, ma “soffro, quindi sono”, dice Berdjaev reinterpretando Cartesio; gli fa eco Bulgakov con Florenskij andando oltre: “amo, quindi sono”.


2) Il primato della persona

Si sa che Špidlík cita volentieri Pavel Florenskij e la sua indagine etimologica sulla nozione di verità in varie culture. Il termine slavo istina, derivato dal sanscrito asti, asmi (respirare) riscontrabile anche nel latino est e nel tedesco ist, implica che la verità sia qualcosa di vivo, che respira. Alla conoscenza di tale verità non si perviene se non ponendosi in vivo contatto con l’oggetto dell’indagine che, nella teologia, non è un oggetto morto, ma un altro soggetto, la persona del Dio vivente. L’oggettivazione invece, considerata da Berdjaev una conseguenza del peccato originale, riduce gli uomini e lo stesso Dio a delle cose, troncando ogni rapporto interpersonale. La persona – creata unica, irrepetibile e libera – viene inghiottita dalla necessità della natura divenuta mortifera. Ravvivare il creato significa perciò personalizzarlo: il mare, per essere scoperto nella sua bellezza primordiale, deve diventare il mio mare, come quello che il giovane poeta ceco Jiří Wolker, tanto amato da Špidlík, finalmente trovò – dopo una lunga ricerca – negli occhi dei marinai, che “il mare costruiscono e dal mare sono costruiti”. Berdjaev trovò parole ancora più audaci: “Ben lungi dall’essere la persona una parte dell’universo, è invece l’universo che è una parte, una dimensione della persona che essa qualifica”.


3) La vita spirituale: un’arte

La nostra mentalità tecnica si è formata a contatto con le verità oggettive delle scienze naturali: amiamo l’esattezza delle definizioni, la ricerca delle cause e le garanzie di funzionamento. Un tale mondo – comprensibile e spiegabile – può fare a meno del mistero di Dio. La teologia, vedendosi mancare l’aria nell’abbraccio di un freddo scientismo, sogna di risposarsi con l’arte, da cui andava divorziando nell’epoca moderna. Il Cardinale Špidlík benedice tale divorzio, chiamando arte la stessa vita spirituale. Simile all’artista che attende un’ispirazione per poter creare cose mai viste, la mente umana attende il soffio dello Spirito per saper pensare Dio e parlare di lui in modo nuovo e bello. È la grazia dello Spirito Santo, dice l’occidente. Anzi, è lo Spirito Santo in Persona, insiste l’oriente. Dio è presente dove agisce, ma più ancora, precisa Špidlík, dove gli si risponde. Ne nasce una vita spirituale come dialogo incessante con Dio e con gli uomini. Saperne parlare e scrivere in modo comprensibile fa parte di quest’arte spirituale che il professor Špidlík domina alla perfezione. Varcata la soglia del mondo accademico, egli rende accessibili i tesori della spiritualità orientale anche alle persone semplici o lontane dalla Chiesa. Oggi che le stesse scienze profane stanno uscendo dalla loro turris eburnea in cerca di un impatto pratico, Špidlík ha davvero anticipato i tempi.

Non solo per aver aumentato la gloria del PIO nel mondo, ma anche per questo suo servizio ecclesiale onoriamo oggi l’eminentissimo Signor Cardinale Tomáš Špidlík, illustre professore emerito del nostro Istituto, in occasione del suo 90° genetliaco. Ma molti tra di noi, allievi della sua scuola, si sentiranno portati a rivolgersi al festeggiato non già con un troppo serio “professore” e neanche con un solenne “Eminenza”, ma con un filiale “Padre”. Infatti, dove l’intelletto si è unito al cuore, la parola non solo trasmette la scienza ma genera la vita. Grazie Padre!

Fotografie dell'evento sul web di PIO